La Malloppite.
Da tempo viviamo una situazione particolarmente gravosa in Italia, situazione che ha portato anche grazie a Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, di aprire gli occhi su una realtà complessiva nella politica italiana decisamente squallida e volgare. Ma in realtà, Rizzo e Stella non hanno certo scoperto l’acqua calda, infatti Giampaolo Pansa molti anni fa scrisse un bel libro, che forse pochi rammentano, che si intitolava “Il Malloppo” e nella parte iniziale della sua introduzione, così si presentava:
Perché Il Malloppo? Sulle prime, volevo intitolare questo libro La Tangente e, se avessi fatto così, non avrei dovuto spiegare nulla. La tangente è oramai il cancro abituale della nostra società politica, un male che non viene più curato tanto appare inguaribile. L’affarismo partitico, del resto, non indigna più nessuno, anzi, è nobilitato come l’unico fine pratico dell’attività pubblica, un motore che, quando gira, fa girare tutto. E così mi sono detto: sì, sbattiamo la tangente in copertina, il lettore capirà subito da che parte tirino molte pagine di questo racconto. Poi, via via che costruivo il libro, mi sono accorto che alla malattia del tangentismo se n’era affiancata un’altra, assai più diffusa e devastante: la malloppite, la voglia sfrenata di malloppo. Che cosa sia il malloppo non è facile a dirsi in due parole. E’ il bottino. E’ la refurtiva. E’ il risultato dell’arraffa-arraffa. Ma è anche qualcosa di più complesso e perverso. E’ la super-carriera fatta senza meriti. E’ il maxi-stipendio ottenuto senza fatica. E’ la roba conquistata in fretta. E’ il denaro messo insieme come viene viene, senza guardare per il sottile, in base al principio che il fine giustifica i mezzi. E il denaro è davvero diventato il fine di questa nostra età senza pudori. Dove la ricchezza pare in grado di dare a chi la possiede anche il prestigio, l’intelligenza, l’autorità, la fama.
Correva l’anno 1989.


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