La visita pomeridiana.

Dopo le varie vicissitudini ospedaliere degli ultimi due anni, mi è stato detto che avevo diritto all’invalidità civile. Non che ne abbia bisogno; un lavoro ce l’ho, ma non si sa mai, se una cosa mi spetta allora è giusto comportami di conseguenza. Così il dicembre scorso iniziari a fare tutto il necessario per la  richiesta. Il modulo lo scaricai da Internet all’interno del Sito Web dell’Asl8, e poi mi feci fare due certificati medici, uno dall’Ospedale Businco dove mi operarono per ben due volte, e uno dall’Ospedale Microcitemico per via di un altro problema di salute. Inviai il tutto per raccomandata e l’Asl ricevete la mia richiesta il 14 dicembre scorso.

Un mese fa mi arrivò una lettera che mi anticipava l’appuntamento con la commissione medica per l’accertamento della richiesta di invalidità. Giovedì scorso sono andato all’appuntamento. Era per le 14:30, ma sono uscito di casa mezz’ora prima. Mi sono recato al palazzo dell’Asl 8, parcheggio la macchina e chiedo a delle persone che stavano nell’ingresso dove mi dovevo recare. Loro mi rispondono che avevo sbagliato, che quello era la sede amministrativa dell’Asl e che in realtà io mi dovevo recare in Via Peretti, poco prima dell’Ospedale Brotzu. Arrivo in Via Peretti, entro nel cortile e mi avvio a parcheggiare nella terza palazzina. Vedo subito affianco di un Bar, una targha dell’Asl, suono il citofono, si apre la porta e una signora mi dice che devo girare l’angolo, per quello è la sede per la formazione del personale e non la sede della commissione medica. Giro l’angolo e trovo subito quello che cercavo. Entro, c’era una grande sala d’attesa e attorno sportelli per il pubblico completamente vuoti. C’erano una decina di persone, la maggior parte anziane e provenienti da paesi della Sardegna, di cui ignoravo fino a quel giorno l’esistenza. La maggior parte di quelle persone erano messe davvero male. Mi sono sentito quasi in colpa ad essere li, perché capì che ci sono persone che hanno problemi molto più gravi dei miei, anzi i miei in confronto non sono nulla. L’arredamento di quel posto era osceno e di uno squallore unico; le zone riservate al personale erano suddivise da pareti in cartontesso insieme ad infissi in alluminio. Una cosa talmente deprimente che se una persona completamente sana entrava in quel posto, ne usciva dopo cinque minuti con qualche malattia. Sono entrato nell’ambulatorio n° 1 e c’era un impiegato, ho esibito la lettera dell’Asl che avevo ricevuto e in più delle fotocopie di esami clinici aggiuntivi che non avevo spedito con la richiesta mesi addietro. Mi ha fatto notare che dovevo portare anche una fotocopia della carta d’identità e del codice fiscale, oltre ad esibirli in originali. Così, mi ha mandato al bar dietro l’angolo per fare una fotocopia dei due documenti. Sono rimasto in fila per un quarto d’ora almeno. Davanti a me c’era una signora che stava giocando delle schedine del Lotto, ci avrà lasciato almeno 50 Euro quella signora. Ritorno all’ambulatorio, consegno le fotocopie e mi assegnano il numero 5. Nella sala d’attesa ho notato un tipo sulla quarantina, alto è decisamente sovrappeso. Ho pensato subito ad una sorta di politico locale, con le mani bene in pasta dentro l’amministrazione sanitaria ed invece ho capito che era un medico di base. A quell’appuntamento, coloro che richiedono l’invalidità civile, possono presentarsi a proprie spese con un medico. Io ho ritenuto che non fosse il caso. Quel medico era un tipo ben addentro nelle cose. Ogni volta che entrava nella sede un medico andava di corsa a salutarlo, tutto sorridente e in modo abbastanza confidenziale. In pratica, la cosa funziona così: se il richiedente non possiede un coefficiente adeguato d’invalidità, allora il medico li seduta stante, si siede e li fa uno o più certificati medici aggiuntivi per fare in modo che il suo assistito raggiunga la percentuale minima di invalidità per ottenere o l’assegno d’invalidità, oppure l’iscrizione alle liste occupazionali speciali (riservate agli invalidi) che permettono di assumere direttamente nelle aziende pubbliche e private. Ed infatti, quando quel medico è entrato con il suo assistito, nella stanza della commissione l’hanno fatto uscire subito, gli hanno dato una sedia e si è messo a fare un certificato aggiuntivo. Arriva finalmente il mio turno, entro e mi trovo ben cinque persone dietro un lungo tavolo. Mi fanno accomodare, mi fanno qualche domanda inerente i miei trascorsi ospedalieri del 2006 e 2007, mi chiedono quante volte nella mia vita ho fatto trasfusioni di sangue, quante volte all’anno vado a fare controlli medici presso l’Ospedale Microcitemico e poi mi chiedono che lavoro faccio. L’incontro dura si e no una decina di minuti, poi mi fanno accomodare un’attimo fuori perché devono finire di visionare la documentazione medica che ho presentato. Dopo qualche minuto, esce l’impiegato e mi dice che è tutto in ordine e che posso andare. Riceverà il verbale della commissione direttamente a casa. Ora non mi resta che aspettare di riceve la loro risposta. Un cliente in ufficio, che fa il medico dice che se il verbale arriva subito, nel giro di pochi giorni non è bene, perché significa che la richiesta di invalidità è stata respinta (in quel caso si può fare ricorso). Se invece, tarda ad arrivare allora significa che è stata accettata e allora bisogna vedere con quale percentuale mi è stata riconosciuta l’invalidità.

~ di Arturo su Maggio 11, 2008.

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