Cagliari

Siamo ancora in Italia? Non sono soltanto i visitatori stranieri a porsi questa domanda. A qualcuno viene in mente un angolo di Atene, qualcun altro s’inoltra nella città vecchia pensando alla Spagna che per secoli ha mandato qui i suoi Viceré. Per David Herbert Lawrence questa città “strana e un pò incantata” non aveva “nulla d’italiano” e suggeriva piuttosto il ricordo di Malta. Elio Vittorini scorgeva tracce d’Africa nel “giallore calcareo”, nei “tetti bianchi di creta secca”, nel “ciuffo nerastro, brucciacchiato” dei palmizi affioranti da qualche muro. Ma nonostante la varietà delle suggestioni esotiche prevale a poco a poco l’impressione di una città tranquilla, ordinata, simile in qualche modo, anche se molto ingrandita da allora, all’immagine che un cartografo del Cinquecento ne fissò in una mappa dedicata a “Calaris Sardiniae Caput”. La vecchia mappa (si può vederne una riproduzione in Municipio, dietro lo scrittoio del Sindaco), raffigura la città quasi in forma di quadrifoglio, con i lobi corrispondenti ai quartieri di Castello, Marina, Stampace e Villanova. In realtà Castello è il centro, il cuore antico (per molti sardi Casteddu è sinonimo di Cagliari), con tre appendici: Marina verso il mare, Stampace verso Ovest e Villanova verso Est.

 

Il quartiere di Castello è il compendio di una lunga, lunghissima storia che ha visto avvicendarsi Fenici, Cartaginesi, Romani, Vandali, Bizantini, Saraceni, Pisani, Spagnoli, Austriaci (solo per 10 anni) e Piemontesi (a partire dal 1718). E’ il nocciolo duro sopravvissuto alle scorrerie dei pirati come alle tremende devastazioni prodotte dalle bombe alleate nel maggio 1943. E’ la cittadella destinata a ospitare tra le sue mura il potere politico e militare, o almeno i rappresentanti di un potere che faceva capo a Pisa o a Madrid. Cagliari è stata la capitale di uno Stato solo quando la Rivoluzione Francese e le guerre napoleoniche costrinsero due Re sabaudi, Carlo Emanuele IV e poi Vittorio Emanuele I, a portare qui il trono e i ministeri.

 

Può stupire che il piccolo Stato insulare avesse un suo inviato straordinario alla corte dello Zar, nella persona di Joseph De Maistre, il futuro autore delle Serate di Pietroburgo; e chi scorre la sua corrispondenza diplomatica si domanda per quali vie e in quanto tempo i suoi dispacci arrivassero a Cagliari dalla remotissima Pietroburgo. Nella loro capitale provvisoria i Savoia trovarono quello che molti anni sarebbe stao il loro inno, l’Inno sardo (”Conservet deus su re/Salvet su regnu sardu/et gloria a’ s’instendardu/concedat de’ su re!”), e lasciarono la prima illuminazione pubblica insieme a qualche novità urbanistica e architettonica.

 

A un piemontese, il barone Saint-Rémy, è intitolato il bastione, sorto su vecchie fortificazioni spagnole, dal quale si accede sia ai punti panoramici con vista sullo stupendo Golfo degli Angeli e sull’entroterra, sia alle testimonianze medioevali in cui Pisa, al culmine delle sue fortune marinare, ebbe in Cagliari uno scalo importante per le sue operazioni commerciali e militari.

 

Dono di Pisa è l’ambone del 1160 da cui furono ricavati i due pulpiti della Cattedrale. E fu Pisa a volere le due torri imponenti che dominano la città vecchia, la Torre di San Pancrazio e la Torre dell’Elefante, con l’elefantino che si affaccia da una mensola e sul cui significato simbolico i cagliaritani non sono mai riusciti a mettersi d’accordo. Per alcuni è un richiamo alla potenza della repubblica pisana, per altri simboleggia la saggezza o la moderazione o la fortuna. Queste vestigia legano in qualche modo Cagliari alla piazza dei Miracoli e all’epoca in cui i sardi combatterono sotto la bandiera di Pisa nel Mediterraneo occidentale e in quello orientale (come poi, sotto altre bandiere, combatterono a Lepanto e in altri celebri teatri della storia).

 

Ma la passeggiata a ritroso nel tempo è appena cominciata, perché prima dell’arrivo dei pisani Cagliari contava già millenni di storia. Sì, millenni. Come scrive un cultore del passato sardo, Francesco Alziator, nel suo libro L’Elefante sulla Torre, Cagliari ha più anni e più colli di Roma. L’Urbe non ha nemmeno tremila anni, mentre Cagliari ne ha all’incirca quattromila; e se i colli di Roma sono sette, come tutti sanno, quelli di Cagliari sono almeno dieci, come quasi nessuno sa. Per chi avesse qualche dubbio, ecco i loro nomi: Castello, Mirrionis, Tuvixeddu, Montixeddu, Monte Mixi, Monte Urpinu, Sant’Elia, Monte Claro, Sant’Ignazio, San Michele, senza dimenticare Stampace, che di fatto ha tutti i titoli per essere considerato un colle.

 

A Cagliari, “Roma della Sardegna”, i Romani hanno lasciato un bell’anfiteatro che, come il Colosseo, è diventato nei secoli una cava di materiale da costruzione ma, a differenza del Colosseo, è scavato nella roccia. Così come è scavato nel calcare il mausoleo, detto Grotta delle Vipere, che accoglieva le spoglie di Atilia Pomptilia, moglie di un nobile Romano esiliato in Sardegna. Non lontano dalla Grotta, ancora nel quartiere di S. Avendrace, i ricordi Romani si alternano a quelli Cartaginesi: c’è la casa di Tigellio e ci sono cippi imperiali e tombe Romane, ma c’è soprattutto la necropoli punica di Karalis.

 

E’ quasi inutile, a questo punto, dire che la città deve il suo nome a quei grandi navigatori e mercanti che furono i Fenici, giunti fin qui dal Vicino Oriente o dalle loro colonie africane. Chi volesse saperne di più su questo popolo e sui suoi rapporti con le genti nuragiche che abitavano l’isola può affacciarsi alla Cittadella dei Musei, se non altro per dare un’occhiata al cippo punico di Nora in cui si è documentato per la prima volta il nome Sardegna.

 

Chi si muove sotto il sole di Cagliari alla ricerca del passato deve avere piedi buoni e un pò di fortuna: come quella che ci ha assistito quando abbiamo rintracciato il sagrestano di S. Saturnino; grazie a lui abbiamo potuto accedere al più antico monumento della Sardegna cristiana che, con la sua cupola del V Secolo, sorge sul lato orientale della città. Ancora più suggestiva è un’escursione al santuario di Bonaria, cu un’altura panoramica in faccia al mare che seicento anni fa restituì da un naufragio una statua della Vergine, chiamata, da allora, Madonna di Bonaria. Luogo di pellegrinaggio e, ogni 24 aprile, meta di una processione di barche illuminate, il santuario contiene un’eccezionale raccolta di ex voto offerti da marinai di tutto il mondo.

 

Alla tradizione religiosa di Cagliari appartiene anche il martire di S. Efisio; dalla chiesa a lui intitolata parte, alla volta di Sarroch e di Nora, la famosa sagra che nei primi quattro giorni di maggio offre una spettacolare rassegna del folclore srdo, con sfilate di carri tirati dai buoi, di “miliziani” a cavallo e di cavalieri del Campidano.

 

Tanta storia, dunque, ma ancora tanta natura, nonostante le insidie che la minacciano. Gli ambientalisti sardi, particolarmente agguerriti e giustamente gelosi delle specificità insulari, non si stancano di puntare il dito contro la speculazione edilizia, contro la manomissione dei colli cagliaritani, contro certe iniziative industriali non sempre ben mirate e on sempre destinate a giovare realmente alla Sardegna. Oggetto di polemica sono per esempio, le due lagune, lo Stagno di Santa Gilla e quello di Molentargius, in cui l’acqua di mare si mescola all’acqua dolce. A est può accadere di scorgere sulla superfice appena increspata dell’acqua chiazze candide formate non già da sale ma da centinaia di fenicotteri rosa, scesi a concedersi una sosta e a cercare cibo. E a volte si può avvistare uno stormo nero che sorvola la città vecchia; è composto da velocissimi cormorani in viaggio da uno specchio d’acqua all’altro.

 

Agli ambientalisti che difendono la Sardegna, le sue oasi, la sua fauna, le sue spiagge, sono molte le cose che non piacciono. Non piace granché, in via Roma, la sede del Consiglio Regionale, tutta ferro e cemento, troppo massiccia e incombente per inserirsi nel contesto urbanistico. Ma l’amministrazione pubblica è una delle maggiori “industrie” di Cagliari, se non la maggiore: gli assessorati, dato lo statuto dell’isola, equivalgono a ministeri; enti e uffici romani hanno qui le loro rapprsentanze; l’amministrazione comunale ha dimensioni di tutto rispetto. E poi c’è l’Università, con tre secoli di storia e più di 30.000 studenti.

 

Nonostante la disoccupazione e le alterne vicende dell’industrializzazione, Cagliari continua a essere una calamita per la gente dell’entroterra. Soprattutto nell’ultimo decennio, Cagliari, vedendo crescere a dismisura lo strapotere della città di Olbia, si è decisa a riprendere una politica di progettazione e a visto nascere il nuovo Aeroporto Civile, i nuovi progetti sul lato mare, quello del nuovo Museo Nuragico e Contemporaneo che costerà oltre 40 Milioni di Euro, un evidente ridimensionamento delle servitù militari ed in seguito potrebbe arrivare finalmente la nascita del Casinò Municipale.

 

Cagliari si appresta, così, a tracciare nel prossimo ventennio, una dimensione che la porrebbe finalmente dopo secoli di sudditanza storica e culturale, al dì sopra delle più blasonate metropoli del sud d’Italia, a partire da Napoli e Palermo.

A.


Una Risposta to “Cagliari”

  1. Io ho vissuto a Cagliari 7 mesi…la porto ancora nel cuore :)

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