Oggi mi sento ispirato.

Maggio 18, 2008

Tutti quanti incollati a radio e tivù, per sapere chi va sù e chi giù.

Al Tardini poveretti, vedo i campioni a denti stretti.

Invece al Massiminio, ho paura che finisca a taralucci e vino.

A Cagliari, la mia città, tra strombazzi e cortei finirà.

Ma il mio cuore è juventino, e di tutta la storia me ne filo.

Perchè in fondo il peggio è passato, noi l’abbiamo già vinto il campionato.

L’abbiamo vinto onestamente, come del resto abbiamo fatto sempre.

L’anno prossimo è un’altra storia, presto ritorneremo in gloria.

Mi dispiace per tutti voi, ma che colpa abbiamo noi?

Siamo nati vincenti, voi purtroppo solo perdenti.

Ci sto pensando.

Dicembre 17, 2007

Arturo ha intenzione, anche quest’anno, di scrivere il suo bel “Post sotto l’Albero”. L’anno scorso l’ha pubblicato proprio il giorno di Natale e così anche per questo Natale voglio ripetermi. Ci sarà una sola differenza: ho intenzione di pubblicarlo il giorno della Vigilia, credo che sia meglio così. Naturalmente, con questa consuetudine blogghesca, non voglio certo emulare qualcun’altro che ha fatto una cosa molto più importante, per carità!! ;)

Dickens e dintorni.

Dicembre 14, 2007

Mancano 10 giorni alla Vigilia di Natale e come tutti gli anni, in questo periodo mi viene la “dickensenite”, in forma acuta s’intende, ma è meglio non scherzare, potrebbe diventare cronica:

In questo libretto di Fantasmi ho cercato di far crescere lo Spirito di un’Idea che non metta di cattivo umore i miei lettori, né fra di loro, né verso il periodo dell’anno, né verso di me. Che possa invece aleggiare sulle loro case in modo piacevole, e che nessuno desideri mandarlo via.

Il loro fedele Amico e Servitore,

C.D.

Dicembre 1843

Not in my name.

Ottobre 24, 2007

Secondo Arturo, la Klein non ha ancora capito una sega di Economia.

Il mio cuore.

Ottobre 2, 2007

Il mio cuore aveva mai amato? Occhi rinnegatelo, perché non ha mai conosciuto la bellezza fino ad ora.

Amor.

Ottobre 2, 2007

Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Su campi di battaglia.

Settembre 29, 2007

Nordpress Edizioni è una delle case editrici che Arturo ama di più. Tra le varie collane in catalogo, c’è quella di “Sui Campi di Battaglia”, dove si possono conoscere le ricostruzioni autentiche delle battaglie militari della Grande Guerra. Gli ultimi lavori di questa specifica collana, sono Monte Zebio e Caporetto. Due nomi, che non solo hanno segnato in modo indelebile la storia italiana del Novecento, ma anche in modo commovente la mia giovinezza. La mia nonna materna, all’età di dieci anni (1915) vide uscire di casa il proprio padre ed il fratello maggiore di soli 15 anni e non vide mai più. Mio bisnonno cadrà a Caporetto e i suoi resti non furono mai più  trovati; il secondo, cadrà nell’Altopiano di Asiago e anche di lui, non furono mai trovati i resti. Consiglio vivamente la lettura di questi libri, soprattutto a coloro che nella loro vita non si sono mai fatti abindoloare dalle patetiche trasposizioni ideologiche di cui uno come Emilio Lussu, fu un incontrastato mistificatore della vera storia che si cela dietro la Prima Guerra Mondiale e soprattutto dentro quell’immenso dolore di perdite familiari, che ancora oggi molte famiglie italiane si portano dietro con educato silenzio.

Non mi sembra il caso.

Settembre 27, 2007

La settimana prossima è il compleanno di un mio cugino. Di tutti i cugini che ho qui a Cagliari, è l’unico juventino e quindi ci tengo anche quest’anno a fargli un bel regalo. Ma devo essere sincero: non ho la più pallida idea di cosa regalargli. Stavo pensando, che non gli ho mai regalato un libro e così mi stava venendo mezza idea di regalargli l’ultima fatica letteraria di Giampiero Mughini. Ma non mi sembra il caso: non credo che capirebbe il senso della mia scelta, anzi sono sicuro che fraintenderebbe e alla grande!! ;)

Autunno.

Settembre 23, 2007

 

“Lo ripete anche l’aria che quel giorno non torna.

La finestra deserta s’imbeve di freddo e di cielo.

Non serve riaprire la gola all’antico respiro, come che si ritrovi sbigottito ma vivo.

E’ finita la notte dei rimpianti e dei sogni. Ma quel giorno non torna.

 

Torna a vivere l’aria, con vigore inaudito, l’aria immobile e fredda.

La massa delle piante infuocata nell’oro dell’estate trascorsa sbigottisce alla giovane forza del cielo.

Si dissolve al respiro dell’aria ogni forma dell’estate e l’orrore notturno è svanito.

Nel ricordo notturno l’estate era un giorno dolorante. Quel giorno è svanito, per noi.

 

Torna a vivere l’aria e la gola la beve nella vaga ansietà di un sapore goduto che non torna.

E nemmeno non torna il rimpianto ch’era nato stanotte.

La breve finestra beve il freddo sapore che ha dissolta l’estate.

Un vigore ci attende, sotto il cielo deserto. “

Josefine Mutzenbacher.

Settembre 5, 2007

Stare in convalescenza a casa, ti permette di dedicare molto tempo alla lettura, più di quanto dedichi in tutto il resto dell’anno. Se poi hai una biblioteca niente male, con oltre 600 testi allora la cosa si fa più interessante. Mi è capitato così, di trovarmi tra le mani la biografia di Josefine Mutzenbacher, scritta da Felix Salten. Il Salten, in realtà, non ha fatto altro che riportare i diari personali della Mutzenbacher, limitandosi a sostituire i nomi reali di personaggi influenti, con nomi completamente inventati. Josefine nacque a Vienna, nel sobborgo di Hernals, il 20 febbraio 1852. Ben presto nota alla polizia, esercitò la professione dapprima in ordinarie case di piacere dei quartieri periferici, poi al servizio di una mezzana che durante il 1873, l’anno del decollo economico e dell’Esposizione Universale, riforniva la migliore società di ragazze di vita. Fu allora che Josefine scomparve da Vienna in compagnia di un russo, per far ritorno  dopo qualche  anno, ricca e bellissima, nella sua città natale, dove visse sino al 1894 come famosa prostituta d’alto bordo. Successivamente acquistò un piccolo podere nei pressi di Klagenfurt, e qui trascorse i suoi giorni in una grande solitudine, ben presto aggravata dalla malattia, durante la quale scrisse la storia della sua fanciullezza. Alcune settimane prima della difficile operazione che la porterà alla morte, consegnò il manoscritto al suo medico. Josefine morì in sanatorio il 17 dicembre 1904.

Si dice: puttane da giovani, bigotte da vecchie. Non è il mio caso. Sono diventata una puttana in giovanissima età, ho conosciuto tutto quello che una donna può conoscere solo a letto, sopra i tavoli, , sedie, panche, contro muri spogli, nell’erba, in androni bui, in Chambres Séparèes, in treno, in caserma, al bordello e in prigione, ma non mi pento di nulla. Oggi sono avanti negli anni, i piaceri che il mio sesso può offrire stanno svenendo, sono ricca, sfiorita, spesso molto sola. Sono sempre stata devota e credente, ma ora non mi curo di far penitenza. Io che sono nata tra gli stenti e la miseria, io devo tutto  al mio corpo. Senza questo mio corpo voglioso, precocemente infiammato  da ogni piacere dei sensi, rotto ad ogni vizio sin dall’infanzia, sarei finita male, come le mie compagne di giochi che sono morte all’orfanotrofio o hanno chiuso i loro giorni come mogli proletarie inebetite e stremate dalla fatica. Non sono affogata nella merda della periferia. Mi sono fatta una buona educazione, e la devo unicamente al mio mestiere di puttana, che mi ha fatto conoscere uomini colti e distinti. Ho imparato da loro che noi donne povere e di umili origini non siamo così colpevoli come ci si vorrebbe far credere. Ho visto il mondo ed ho ampliato i miei orizzonti, e tutto questo lo devo al genere di vita che ho condotto, e che viene detto “dissoluto”. Se ora annoto le mie esperienze, lo faccio solo per alleviare la mia solitudine e recuperare almeno nel ricordo quel che oggi mi manca. Preferisco questo ad ore e ore di edificante costrizione, che farebbero certo piacere al mio parroco, ma lascerebbero indifferente me, causandomi solo una noia infinita. E inoltre penso che da nessuna parte si trovi scritta la vita di donne come me. I libri in cui ho cercato non ne dicono nulla, ma non sarebbe male se i ricchi e distinti signori che si sollazzano con noi, che ci adescano e a cui noi diamo a intendere le cose più incredibili, sapessero una buona volta com’è fatta una di quelle ragazze che stringono  infoiati tra le braccia, da dove viene, cosa ha vissuto e cosa pensa.